Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Qualche giorno in Norvegia (Istanti rubati a #maggio2019)

On: 3 Giugno 2019
In: istanti rubati, viaggi
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Bergen, day 1
Siamo arrivati in Norvegia il giorno della festa per l’Indipendenza. Fiumi di gente in costume e a Bergen fiumi di giovani stipati su barche ormeggiate al molo, la musica alta e balli, e birra. Mi hanno ricordato certe feste del Redentore a Venezia dei miei vent’anni, o giù di lì, pure con meno yatch e più sarde in saore. La stessa energia incontenibile, la stessa furia, come se un motore interno non ci permettesse la quiete ma avesse bisogno di bruciare, di mandar giù mondo a sorsi e bocconi.
Intanto il sole tramontava sul mare, ma lento, lentissimo, non aveva nessuna voglia di lasciar fare al buio. 
Qui la notte, in questa stagione, dura un pizzico.

Bergen, day2
Abbiamo preso un treno, un bus, una nave, due treni. Abbiamo attraversato foreste, mangiato mele e baguette, fotografato cascate ruggenti e troll, bevuto il caffè più caro della (mia) storia, ascoltato il suono di altre parlate, navigato fiordi.
Davanti a me sul bus un tipo con la testa rasata e ovale come un pallone da rugby ha filmato ogni angolo di strada, come facesse un reportage. Ho pensato chissà, magari deve mostrarlo a qualcuno che ha lasciato a casa. Noi un video per i bambini lo abbiamo fatto sulla nave ed è venuto uno schifo, lo abbiamo rifatto due volte, alla fine ci veniva da ridere e basta. Avremmo dovuto fotografare un ragazzetto sul trattore accanto al papà e mandargli la foto con scritto Come voi, ma era lontano e non siamo stati veloci abbastanza.
Restano fotogrammi nella memoria. In uno c’è un uomo davanti a una fattoria di legno rosso in mezzo a un prato enorme, in mezzo a niente, solo sulla soglia, il cielo bigio. Fuma e si guarda intorno come ci si guarda intorno alla stazione mentre si aspetta il treno.
Lontano da qui i bambini stanno facendo il pieno di cartoni e cose buone dalla nonna, mentre fuori piove, e da un’altra parte ancora una delle mie amiche più care si sposa. Mi ha mandato foto commoventi e le ho guardate mentre la barca filava sopra l’acqua nerissima e pensavo alla bellezza inconsuete delle cose che mi sfilavano intorno, e ad altre lontane, e pensavo ai tanti modi in cui ci teniamo vicine le persone che amiamo.

Bergen, day3
La sera, verso le dieci o anche le undici, abbiamo passeggiato sulle rive boscose affacciate sul mare del nord, lungo l’insenatura da cui navi salpavano – una enorme, la scritta Lofoten a poppa, gente sul ponte a sbracciarsi dentro giacche pesanti – e la luce era qualcosa di vivo sul confine tra acqua e cielo. Aveva una forza ancestrale quel crepuscolo diffuso, un notte in cui il giorno vibra e resiste, una cosa che palpita, come il fuoco in Midsummer Eve Bonfire di Alesud, appeso al muro del Kode.
Ho immaginato quando da metà giugno l’oscurità comincerà a crescere, notti fioche e brevi pomeriggi ingombri di nubi, ho immaginato come sarebbe allora prendere quella nave e andare a Nord, verso le Lofoten e oltre, rive brillanti di ghiaccio e neve oltre l’acqua antracite e oleosa.
Camminare verso un niente pieno di mistero, e denso, dove la bussola straluna e impazzisce, dove la natura vince il braccio di ferro con l’uomo.
Immaginare tutto questo da qui, dentro una sera che pare mattino e che – vorrei saperlo dire con parole più chiare – ha le sembianze della speranza.

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