Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Istanti rubati a gennaio2017 (Prime volte e due metafore sulla vita, senza volere. E una Weiss)

On: 9 febbraio 2017
In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera
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torgnon, valle d'aosta
Forza è gennaio, si ricomincia.
Perché gennaio, sotto certi profili, somiglia al mattino. Comincia timido, con quel guscio di notte che si porta appresso e poi lascia andare, un po’ per volta, e la luce s’allunga, si stira, anticipa appena ogni volta, senza farsi notare. Gennaio è così, un mese da stufa accesa e gatti accoccolati nelle scatole di cartone – o solo i miei gatti si accoccolano in tutte le scatole che trovano in giro? O solo a casa mia si trovano in giro scatole di cartone?

Comunque, è venuta persino la neve. Una neve che si è ghiacciata presto e ha fatto chiudere le scuole, una tubatura rotta, una strada che su non si andava, o solo a fatica. E allora noi ci siamo rintanati in casa, vicino alla stufa e ai gatti e le loro scatole – tranne la volta che siamo andati a sciare.
Anzi, che abbiamo portato i bambini a sciare. La prima volta. Siamo saliti con l’ovovia e gli abbiamo messo ai piedi gli sci piccoli appena affittati. (Ho scoperto che si suda di più a far sciare i bambini, che a sciare). Si sono arrabbiati un po’, non riuscivano a stare dritti, prima, poi non riuscivano ad andare dove volevano loro. Eppure è così, quello è il bello: in salita non si va, se non fai scaletta. Quello insegnano la montagna e la neve, ad andare piano. E per veloce che è la discesa, lenta è la salita. Decidi tu, se vale la pena.

Poi è venuto il maestro e se li è portati via. Piano piano, aiutandoli con le sue bacchette, mettendogli sulle punte degli sci quell’aggeggio per non farli incrociare (Ai miei tempi non c’era, ho detto. E mi son sentita vecchia; non perché ai miei tempi non c’era, ma perché ho detto una frase da vecchi).

Comunque noi li potevamo vedere, perché le piste stavano sotto. Così ci siamo messi, Federico e io, lì fermi in piedi, a guardare. Abbiamo preso una birra (volevo dell’acqua, ma in quella baita c’era la Weiss e non so resistere, alla Weiss) e siamo rimasti impalati, come al cinema, ma con più partecipazione. Eccoli, sono lì: tapis roulant, piccola discesa. Tapis roulant.
Facevamo il tifo, sottovoce. Che non demordessero, quando perdevano l’equilibrio. Che le culate fossero oneste, che pigliarle tocca pigliarle per forza.
Guardavamo, pensando che come metafora della vita (loro a fare e noi a incitare, in disparte) fosse anche troppo scontata, così ce la siamo tenuta ognuno per sé, bevendo Weiss e prendendo quel po’ di sole, in attesa che tornassero.

Non era molto, ma a me che non cercavo altro che immagini da tenere negli occhi, forse bastava. (Italo Calvino)

C’è stata un’altra prima volta.
Lemuele è andato a scuola senza sapere scrivere una parola che fosse una, a eccezione di: Lemuele. Una sera di gennaio sono tornata a casa e mi ha mostrato una cosa –Chiudi gli occhi, mamma, poi apri!– sul quadernone: una storia scritta da solo. La storia parla dell’orso Odo e delle cose che gli piacciono (il miele, nuotare, la sua famiglia). È breve, scritta col pennarello, sgrammaticata a tratti. È bellissima.
Mi hanno detto che si è seduto sul tappeto e ha fatto senza aiuti, emergendo ogni tanto per farsi ricordare la forma di certe lettere che non gli venivano in mente.

È solo la storia scritta da un bambino, la prima di mille. E io sono solo una mamma che come tutte le mamme piglia una cosa minima fatta dal figlio -la prima parola, il primo passo, la prima discesa sugli sci- e se la punta al petto come medaglia al valore.
Ho pensato a tutti i miei diari, le pagine arabescate di parole, i fogli pesanti di inchiostro, le storie, le rime, le lettere, i compiti, appunti, elenchi, liste di cose da fare, cose da ricordare, cose da dimenticare, liste della spesa, confessioni, racconti, bigliettini, ricordi.

Ho pensato a tutte le pagine che i miei figli devono ancora riempire, e ho pensato tu guarda, un’altra metafora sulla vita, senza volere.
Ho sentito un pizzico proprio qui, dove supperggiù dev’esserci il cuore.

moncestino, piemonte
moncestino, piemontemonferrato

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