Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Johnny, la Resistenza, la scrittura

On: 14 Maggio 2014
In: ospiti
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partigiano jhonny
Ha ragione. Che diamine faremo il prossimo inverno, senza più la pelle da salvare, senza più fascisti con cui avere a che fare? – e nel vacuo interrogativo correva un alto brivido.

 

Così si domandava il partigiano Johnny. La vita appesa a un filo e il sogno della libertà in tasca, si chiede cosa resti. Dopo.
Dopo la fuga, gli scontri, la lotta per la pelle su quelle colline langarole che sono una nave oscura dentro un mare senza punti di riferimento, una mappa del terrore, ogni angolo a nascondere un’insidia possibile. Dopo le privazioni e un inverno allo sbando, dopo la fame, i sogni a occhi aperti di una minestra e un bagno caldo. Dopo la guerra.
Si può sentire il vuoto, dopo la guerra?

 

Ammetto di non aver mai letto, prima d’ora, “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio, se non quei rari brani che ci somministravano alle superiori, quando la tua attenzione era in gran parte fuori dalle pagine dei libri. Invece valeva la pena davvero. Per il pezzo importante di storia che aiuta a capire, per i personaggi che tratteggia e che diventano persone reali -carne e espressioni- sembra quasi allungando una mano di poterle afferrare; e per quello stile incredibile, fatto di neologismi e inglesismi che è difficile all’inizio seguire, ma che dopo poche pagine ti attanaglia con la forza di un incantesimo.

 

L’attenzione al tempo, ai giorni, alle stagioni. Sfumature accennate, contro la violenza cruda dei combattimenti e delle fughe, raccontate nei dettagli -mai troppo cruenti- come si assistesse a una partita sulla scacchiera.

 

C’era, all’inizio del cammino, una certa dolcezza nell’aria e nella tinta della terra, anche nel vento, ma Johnny non poteva sentirlo appieno

 

Uscì, il giorno si era corrotto da mattinale bellezza in vesperale grigiore, facendo apparire quel mare di neve lebbroso ed arsenicato, proprio come nei vecchi giorni di Mombarcaro.

 

Dopo un regno di caotica nuvolaglia, il sole quanto mai lontano stava compiendo immani sforzi per conferire una goccia di luce a questo disgraziato suo figlio di un giorno, quasi volesse battezzarlo avanti morte.

 

Una scrittura che sembra venir giù facile come le piogge d’aprile; e per questo, quando ho letto tra le testimonianze dell’autore che la sua è una scrittura sofferta, fatta soprattutto di riscritture, anche dieci volte la stessa pagina, mi è sembrato impossibile. Ma evidentemente qui sta il genio di uno scrittore: far passare per semplice e fluida ogni cosa esca dalla propria penna. Se poi si pensa alle vicende editoriali (è stato pubblicato postumo e mescolando due diverse stesure) la vicenda diventa ancora più interessante.
Dal basso della mia esperienza di “lettrice forte” consiglio a chiunque di averlo nella propria biblioteca. Oltre a essere la bibbia della Resistenza, è un’opera d’arte di stile e scrittura difficilmente eguagliabile.

 

Ma egli amò tutto quello, notte e vento, buio e ghiaccio, e la lontananza e la meschinità della sua destinazione, perché tutti erano i vitali e solenni attributi della libertà.

 

Il jolly è: per quel che mi riguarda, prendere nota e ampliare il vocabolario.

 

Altri preziosi suggerimenti letterari al Venerdì del Libro di Homemademamma

 

 

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5 Responses to Johnny, la Resistenza, la scrittura

  1. stefania ha detto:

    …è un libro che conosco solo di fama ma che – mea culpa – non ho ancora letto…

  2. 'povna ha detto:

    Il vecchio PJ, quanta tesi, sopra, quanti libri, dopo, scritti e letti (anche in funzione di Una questione privata). Effettivamente è paradossale che uno dei più bei romanzi che descrivono la Resistenza in modo antiretorico, eppure epico, sia un romanzo non solo postumo, ma abbandonato e superato dall’autore, che lo smembrò due volte, prima per scrivere la cosiddetta (chiamata così postuma) Imboscata e poi per Una questione privata. E arriviamo pure a tre, se consideriamo che la decisione di pubblicare Primavera di bellezza arriva dopo aver archiviato appunto il “libro grosso” (così lo definiva in una lettera a Garzati) del Partigiano. Concordo con te, un capolavoro assoluto.

  3. Francesca ha detto:

    Uno dei miei romanzi preferiti. Uno dei pochi che merita 5 stelle nella mia personale classifica su Anobii! Nonostante l’abbia letto parecchi anni fa, resta ancora vivido il ricordo dell’atmosfera, la storia e i personaggi.
    Un abbraccio
    Francesca

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