Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

La guerra quando finisce la guerra

On: 11 Aprile 2014
In: la mia vita e io
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guerraCapita, a volte, che si impari più da una chiacchierata inattesa con uno sconosciuto sul tram, che da tanti libri di storia.
Mi è successo qualche tempo fa, quando finito il lavoro sono salita,  come sempre, sul tram che attraversa Torino. Stranamente ho trovato un posto libero e mi sono seduta, pronta a estrarre il romanzo dalla borsa e immergermi nella lettura. Ma prima che lo facessi l’anziano signore seduto di fronte a me si è scusato, con una gentilezza d’altri tempi, per il molto spazio occupato dalle sue gambe stese e la stampella.
“Signora, sa, è colpa del congelamento, non posso più muoverle come voglio”.

 

Da lì abbiamo cominciato a parlare (per la precisione io più ad ascoltare) per i venti minuti del viaggio, più un’altra decina davanti alla stazione.
Quest’ uomo, Giorgio, è classe 1920 e quando aveva 19 anni ha ricevuto la cartolina con la convocazione per la visita di leva, scritta in inchiostro nero e rosso e con il simbolo del fascio in mezzo. Lui era  figlio di contadini e pugile professionista, mi dice toccandosi il setto nasale deviato, e con una carriera davanti. Carriera terminata quel giorno stesso, quando legge quel foglio, appena consegnato dal postino ai genitori analfabeti.

 

Giorgio racconta:
<Mio padre mi dice “È troppo presto, hai solo 18 anni,  c’è qualcosa che non va “.  Aveva capito tutto.  Mia madre prova ad obiettare ma,  lui,  sempre col profondo rispetto che c’era tra loro le dice “Moglie, ho fatto due guerre,  so come vanno queste cose “>.
Giorgio parla con una lucidità e una precisione che non ha nulla della memoria spesso confusa di un novantaquattrenne, ma piuttosto con la scioltezza di chi ha raccontato questa storia mille volte al mondo e infinite a se stesso.

 

Mi dice che così è partito per il fronte e che è stato undici anni al confine con la Siberia. Che di tutti gli uomini partiti con lui per quei luoghi, è il solo superstite. E che al ritorno,  per rendere onore ai caduti, ha raccontato nelle università gli orrori vissuti e si è fatto ascoltare dal Presidente Sandro Pertini. Che ha scritto un libro, ma le grandi case editrici lo hanno rifiutato, per loro stessa ammissione, perché troppo farcito di verità scomode e in contrasto con ciò che viene raccontato nei libri di storia. Mi ha detto che con le cose che ha visto è difficile convivere senza impazzire.

 

Mentre parlava, pensavo al libro che sto leggendo,  Questa storia di Alessandro Baricco, alla parte che racconta la Prima guerra mondiale sul fronte italo-austriaco.  E dentro le sue parole riuscivo a dare un volto a quei sopravvissuti del romanzo, quelli che hanno convissuto per giorni con il corpo di un amico dilaniato e morente a pochi passi, senza poterlo raggiungere per non uscire allo scoperto.

 

Quando ho salutato Giorgio, perché il treno stava arrivando, gli ho detto di continuare a raccontarla, la sua vicenda. Ho ripensato a quelle dei miei nonni, di tutti gli anziani che ascoltiamo distrattamente senza tener conto che questi testimoni della nostra storia non sono immortali e che nella maggior parte dei casi i loro ricordi se ne andranno con loro.
Perché la cosa più dilaniate è aver visto l’inferno e non essere creduto quando lo racconti, e la tua voce si perde tra menzogne più rassicuranti.

 

Così, grazie Giorgio, perché tieni vivo l’orrore della guerra a caro prezzo.  Io non me le dimenticherò facilmente, le lacrime che hai asciugato in fretta, per pudore, quando hai detto “Fino a che non sarò nella tomba non mi libererò delle cose che ho visto,  perché il tormento di chi ha fatto la guerra continua quando la guerra è finita, per sempre”.

 

Onore a te, e che la vecchiaia ti regali un po’ di quella pace che la giovinezza ti ha negato.

 

Il jolly è: tenere viva la memoria, pregando ogni giorno che non diventi la nostra, o quella dei nostri figli

 

[…] non potei fare a meno di pensare a tutti coloro che la guerra aveva continuato a uccidere dopo che le armi avevano cessato di sparare. Era come un animale ce si era portato le proprie vittime all’oscuro nella tana, e adesso le divorava con calma, tenendole vive più a lungo possibile, per conservare il tepore della carne viva (Alessandro Baricco)

 

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6 Responses to La guerra quando finisce la guerra

  1. mamma risparmia ! ha detto:

    che emozione, anch’io penso che i nostri ‘vecchi’ siano la nostra enciclopedia

  2. Robby ha detto:

    Grazie per questo post.
    Chissà se ha qualche figlio o nipote che può ricorrere all’e-publishing… sarebbe un modo per mantenere viva la storia.

  3. Francesca ha detto:

    Sono sinceramente commossa da questo racconto. Sarebbe davvero interessante poter leggere il libro di Giorgio!
    Un abbraccio
    Francesca

    • Fioly ha detto:

      grazie Francesca. è stato un incontro che mi ha davvero fatto molto riflettere, al di là di ogni retorica su guerra e cattiva informazione.

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