Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Il gioco delle emozioni

On: 14 Marzo 2014
In: la mia vita e io
Views: 2093
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bimbo con il Didò

 

Stiamo impastando il Didò, Lemuele e io, in un pomeriggio dopo l’asilo. Lo faccio chiacchierare a ruota libera. Lui scantona senza limiti, come tutti i bambini della sua età. Esce dal seminato, inventa, mi stupisce, canta, ridacchia, dice cose sceme per farmi ridere. Come tutte le volte che ci mettiamo a chiacchierare a tu per tu.

 

Io lo seguo: invento, improvviso. A un certo punto gli domando:
Lemuele, da dove viene la felicità?
“Dal baule. Sta lì e urla”
“E la tristezza?”
“Anche lei dal baule”
“E cosa fa?”
“La tristezza sgrida”
“E che mi dici dell’allegria?”
Risata. “L’allegria è dentro la bottiglia che gioca” (ehm, eppure non dovrebbe avermi mai vista su di giri dopo un paio di bicchieri di vino…).

 

Il gioco delle emozioni. I bambini le vestono, gli danno un colore, gli attribuiscono un’azione, un luogo. La tristezza sgrida, come mamma quando si arrabbia e ti fa la ramanzina e tu diventi triste.
La felicità, invece, quella fa gridare. Cosa fanno i bambini terribilmente felici? Gridano (almeno i miei sì, e anche per molto meno).
Se ci pensi, anche noi adulti quando sentiamo una felicità che ci inonda il cuore abbiamo voglia di gridarlo al mondo. Quando sei innamorato e lei/lui ti dice sì, per esempio. O per una promozione (bè, al giorno d’oggi basta anche trovare lavoro, in effetti: somiglia al miracolo).
Però ci succede raramente. Il bello dei bambini è che a loro no, non servono grandi cose. Bastano piccole da stare in una manina: la promessa di una torta da fare insieme, una gita dal nonno, una storia raccontata sotto le coperte, infilarsi le scarpe da soli.

 

Mi sono immaginata questo baule vecchio e impolverato dove i sentimenti si rincorrono come stelle filanti a carnevale.  È una bella immagine, perché per un bambino è uno di quegli oggetti stracolmi di misteri, attraente come una calamita. E allora perché non dovrebbe aver trovato casa proprio lì, una cosa tanto stramba come la felicità…

 

“Lemuele, e la paura?”
“La paura mi piace, mamma”
“E perché ti piace?”
Perché non mi fa paura”.
Sorriso di chi la sa lunga.

 

Il jolly è:  dare un volto amico anche alla paura.
Provate anche voi: chiedete, lasciatevi stupire!

 

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6 Responses to Il gioco delle emozioni

  1. ELENA ha detto:

    Ecco qui, gioco fatto! “Elettra dove si trova la felicità?”, “Mamma!” e “la gioia?”, “nel cuore!” … “Elettra, la paura?”, mi guarda ed alza le spalle come dire “non si sa!”. è stato bellissimo! grazie Fio!

  2. Marzia ha detto:

    Questo modo spontaneo di vivere emozioni e sentimenti è ciò che mi manca di più nel rapporto con mio figlio, lui non ama esprimersi e io ho imparato ad accettarlo.
    Mi piacerebbe saperne di più su ciò che prova, istintivamente, e aspetto il giorno in cui avrà voglia di raccontarmelo.
    Che bella condivisione hai creato, la fantasia dei piccoli dovrebbe esserci sempre di ispirazione ! 🙂

    • Fioly ha detto:

      ma stai certa che il giorno in cui avrà voglia di raccontare arriverà. saranno parole più “adulte” e centrate di quelle di un 3enne, forse anche più filtrate; ma certo tu saprai riconoscerne la parte più autentica e intima.
      ti abbraccio

  3. Murasaki ha detto:

    Che bella idea! Senz’altro ci proverò anch’io 🙂

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