Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

La lezione del barista. Ahó

On: 7 Marzo 2014
In: scienza&fantascienza
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barista

 

Prendi un barista di Roma, trapiantalo in una rinomata località sciistica valdostana.
Entra nel suo locale un paio di giorni dopo l’epifania, quando la folla di turisti ha appena girato l’angolo per tornare alle normali occupazioni. Entraci verso le dieci, quando il bar è deserto e osa chiedergli un panino al salame.

 

La risposta che otterrai è implacabile: “No guarda, se me metto a cuciná a quest’ora del mattino poi me fanno morí. Se proprio vuoi ce stanno le briòche“.
A quel punto, colto di sorpresa da tanta sicumera e quasi convinto di avergli effettivamente fatto un orribile sgarbo, mentre mestamente ti interroghi tra te e te sui confusi concetti di “cucinare” e di “quest’ora del mattino”, ti avvicini al bancone e timidamente afferri la prima pasta che ti capita a tiro, per non disturbare ulteriormente il barista con altre domande inopportune.

 

Mentre mastichi silenziosamente e al contempo approfitti della pausa per estrarre il telefono e rispondere a un paio di messaggi, l’uomo dietro al bancone, partendo da chissà quale misterioso impulso, decide di metterti a parte di un suo ricordo recente.
“L’artro giorno so’ entrate qui du’ donne anziane. Diciamo pure du’ vecchie, che c’avevano du’ palmari grossi così. C’avevano sti occhiali, spessi, che facevano fatica a vedé, eppure strascicavano il dito su ‘sto palmare (imitazione del gesto). Ma io dico, tutti co ‘sta crisi, e poi tutti co’ sti telefoni in mano. Pure le vecchie. Ma io dico, ve le devono triplicá le tasse, tri-pli-cá!

 

Arrovellandoti sull’associazione diretta tra grandezza del palmare, età anagrafica e aumento delle tasse, riponi con finta nonchalance il tuo telefono in borsa.
Mentre trangugi l’ultimo sorso di caffè bollente, un ignaro avventore s’avvicina alla porta del bar. Un uomo di mezza età, in tuta da sci, con un aspetto assolutamente ordinario.
Ma lo scaltro barista ci vede lungo. Prima che il cliente varchi la soglia, sibila con astio inusuale: “Anvedi che faccia da affamato che c’ha, questo, mo’ entra qui e me chiede da magná. Te ne devi d’anná! “.

 

A quel punto non ti interessa conoscere il seguito, paghi il conto lanciando i soldi sul bancone e infili la porta, certo di avere imparato la lezione :
  1. se entri in un bar prima di mezzogiorno non ordinare da mangiare (rivisitazione dei Gremlins?)
  2. se proprio devi possedere un telefonino, prendilo di piccole dimensione e non usarlo in pubblico dopo i 70 anni
  3. scegli con cura i locali da frequentare, se non vuoi che il proprietario ti dia del morto di stenti prima ancora di aver varcato la soglia

 

Il jolly è : consigliare a Vanzina di scritturare il mio amico barista per il prossimo cinepanettone. Successo assicurato!

 

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5 Responses to La lezione del barista. Ahó

  1. Sandra ha detto:

    cafonissimo, io sta gggente l’ammazzerei guarda!

  2. ero Lucy ha detto:

    (Ehi ma che bello il tuo nuovo blog!!)
    Beh, sto romano e’ un gran cafone. Punto.

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