Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Dell’invidia del pancione

On: 17 Gennaio 2014
In: scienza&fantascienza, sproloqui
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incinta

 

Son fatta strana. Ogni volta che sento di un’amica incinta provo un senso di commozione misto a invidia buona.
Con tutto che dei due parti che ho avuto uno è stato un incubo (ed era quello riuscito meglio) e il post parto, di conseguenza, non è stato proprio una passegiata di salute.
Eppure mi piaceva così tanto indossare quel pancione, pure così ingombrante, alla fine, accentratore al punto di attirare tutti gli sguardi e dirottare ogni discussione su di sé e sulle sue promesse. Faticoso da farmi arrivare a sera senza fiato né energie che mi permettessero qualcosa in più che prendere la mira e abbandonarmi sul letto, fino a farmi inglobare dal materasso.

 

Perché quando sei incinta sei prima di tutto incinta, appunto (gli unici che magicamente non se ne accorgono sono gli utenti del 4 torinese: per loro la tua pancia è misteriosamente invisibile, perché se si notasse è chiaro che ti cederebbero il posso a sedere, una volta ogni tanto). Per usare un gioco di parole, tutto gira intorno al tuo girovita: ciò che puoi fare, mangiare, programmare, azzardare. È un viaggio che ti assorbe ogni cellula, fisica e mentale, ti pilota i pensieri rendendoti perennemente concentrata su quell’ appuntamento misterioso, che come poche altre cose stravolgerà la tua vita a tempo indeterminato.

 

A me piace così tanto ripensare quei giorni, seppure corredati da un carico di ansie che per smaltirle ci vogliono una decina di esistenze, come le calorie dei dolci al burro e mascarpone.
E poi se entro in un reparto maternità a trovare una puerpera vengo colta da un senso di invidia vera, mi si scoglie il cuore a vedere quelle tutine microscopiche, le cullette trasparenti che sembra impossibile farci stare un Cicciobello, tutta quella oggettistica da bebè ancora impacchettata che non sai bene come usare.
Eppure lo so che con ogni probabilità alla neo mamma toccheranno giorni complicati, pianti incomprensibili, segnali neonateschi da decifrare piu complicati della Stele di Rosetta, danze di ormoni che si esibiscono stile Dervisci in preda a una trance mistica.

 

Ancora più strano è che io riesca a provare un senso di quasi gelosia per quelle donne che affrontano LA valigia, preparandosi all’ora x. Quelle che stanno per entrare in quel luogo che mi affascina più dei boschi incantati da bambina: la sala parto. Quella stanza incredibile che sta a metà tra la vita e ciò che non lo è ancora, dove un dolore indicibile si trasforma in un miracolo fatto di carne, urla, sgambettii e bocca che cerca il seno della mamma, primo nutrimento in un mondo che ancora non ha forma né consistenza, ma solo terrorifiche luci e suoni e nuovi odori.

 

Quella porta socchiusa su quella zona off limits mi attrae con una forza da calamita che non so raccontare, perché lì tutto prende forma e senso. Prende forma a quel faccino che per tutta la vita ti sei disegnata dentro la testa, bizzarra e imperscrutabile combinazione di geni. Trova senso la pazienza di 9 mesi, il dolore e la paura del dolore, un percorso fatto di attese e di promesse in una terra di confine tra pancia, testa e cuore.

 

Ho anche pensato che lì in quel momento devo aver rivissuto, in un angolo segreto del cervello, la mia nascita, quei primi misteriosi istanti in cui tutto si avvera.
Così quando sento il rumore di quell’apparecchio che serve a monitorare il cuore del tuo bimbo e le contrazioni, quello che pare abitato da una mandria di cavalli al galoppo, mi sento vibrare lo stomaco, ostaggio di una paura fottuta e ancestrale e di una cieca nostalgia.

 

Il jolly è: non lasciare scolorire nella mente quelle emozioni che ci hanno rimesse al mondo una seconda volta.

*per la foto grazie a Barbaramente

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15 Responses to Dell’invidia del pancione

  1. fedes ha detto:

    Molto bello. La casa dove è nato mio padre ha visto nascere sette fratelli. Quando ho scoperto che in quella casa esisteva una stanza in cui “si nasceva” (il bello è che me l’hanno descritta così, era una comunissima stanza da letto in una casa di campagna) ho provato una emozione fortissima, quasi primordiale, di grandissima energia e vitalità. Un’esperienza di vita che supera lo spazio e il tempo. Non dico di aver provato questa sensazione precisamente in sala parto, ero devastata come di solito accade a tutte, ma ho anch’io un’attrazione magnetica per ciò che sta intorno a questa incredibile avventura umana 🙂

    • Fioly ha detto:

      ma bello, una stanza in cui si nasce! chissà che fascino magnetico emana…
      è proprio così, sono sensazioni primordiali. dopo che sei diventata mamma è quasi impossibile restarne immune

  2. Paola ha detto:

    Grazie a Fioly, a Mammamari e a tutte voi che contribuite a rendere ancora più vivo e pulsante questo spazio/creazione di Fioly, già tanto bello di per sé. Intervengo poco ma vi leggo spesso. E dico che di ‘donne tonde’, nel senso d’essere morbide e ‘intere’, con o senza pancione, ce n’è un gran bisogno, e voi tutte ne siete una degna (e rassicurante) rappresentanza. 🙂

  3. ipadmama ha detto:

    anche a me la pancia manca sempre tanto…
    ogni volta che ci penso mi viene tanta nostalgia…

  4. squa ha detto:

    Hai ragione quelle emozioni non andrebbero lasciate scolorire… anche io ho un’invidia buona della pancia incredibile. …

  5. Marzia ha detto:

    Quanto ho amato la mia pancia! Nove mesi perfetti che non dimenticherò mai.
    Ma nessuna nostalgia, il dopo è stato “troppo” per me, non sentivo di avere più energia per altri pancioni.
    Ora tutto si mischia e per fortuna restano solo i ricordi migliori, come la prima volta che ho visto quel musetto bianco bianco già così determinato 🙂

    • Fioly ha detto:

      sì è vero, la memoria screma, resta il meglio. il dolore, la fatica si fanno più piccoli e meno prepotenti di come erano nella realtà.
      però rifarei tutto, dal test al ritorno a casa.
      un abbraccio grande 🙂

  6. Paola ha detto:

    Rimesse al mondo una seconda volta…ecco, questa credo che sia l’essenza dell’effetto calamita che descrivi. Non sono e non sarò mamma, ma ho avuto il privilegio di stare accanto a chi stava per diventarlo, a un passo dalla sala parto, e ho visto come le donne si trasformano, come ampliano all’infinito la loro ancestrale forza, pur nella fragilità, nella paura, nell’eccitazione cieca di quei momenti ‘appena prima di’. E’ sorprendente, e insegna tanto persino a chi, come me, sta a guardare. Perché appena prima del miracolo della vita c’è un altro miracolo, quello che mostra la potenzialità immensa dell’essere donna, femminile ed eterna. Ricordo che augurai a me stessa di non dimenticarmene, e auguro lo stesso alle mamme tutte: perché la Creazione ci appartiene in quanto donne, e certo la gravidanza ne è l’espressione più eclatante, ma sarebbe bello non limitare questa possibilità e svilupparla anche in tante altre espressioni del sé, in giro quotidianamente a illuminare il mondo.

    • Fioly ha detto:

      Paola, che parole bellissime, grazie. da appuntarsi da qualche parte e rileggere all’infinito.
      hai ragione, la creazione ci appartiene e approcciare ogni aspetto della nostra vita con questa consapevolezza cambia di molto ogni prospettiva.
      un abbraccio

    • Mammamari ha detto:

      Mamma mia, fortissime e reali le parole di Paola, grazie!
      Fioly, tu ogni giorno continui a generare.
      Questo tuo “pezzo” risuona fortissimo in me che da prima di avere figli fino ad oggi che ne ho partorito tre provo quella che io definisco una “sana invidia” della gravidanza.
      Mi piace arricchirmi oggi anche del pensiero di Paola e delle possibili altre “espressioni del sé, in giro quotidianamente a illuminare il mondo”.

      • Fioly ha detto:

        Mammamari sono contenta di non essere la sola. Evidentemente il “desiderio della pancia” è uno stato dell’animo, più che una condizione transitoria.
        anche a me piacciono molto le riflessioni di Paola, sono illuminanti, davvero

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