Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Spunti di reincarnazione

On: 7 Giugno 2013
In: ospiti
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tramonto
L’anima deve tendersi sugli abissi cosmogonici
mentre il corpo compie i suoi quotidiani doveri.

 

Autobiografia di uno yogi” di Paramahansa Yogananda: è il volume che campeggiava da mesi nella mia libreria nel reparto “da leggere”. Me lo hanno prestato parecchio tempo fa, è consumato, sottolineato e mezzo distrutto, come piace a me, perché anche i libri, e non solo le parole che vi albergano dentro, devono avere una loro storia da raccontare. E questo di storie ne racconta un bel po’.

 

Ci ho messo parecchio ad affrontarlo perché spessore del volume e contenuti richiedono continuità e concentrazione, beni di cui ero completamente sprovvista prima di ricominciare la mia attività di lettrice pendolare.
Quando l’ho iniziato, però, ho capito che è una di quelle biografie che lasciano il segno. L’autore ha avuto il merito di esportare in Occidente la tecnica e la filosofia dello yoga, nato e prosperato in India. Ovviamente non inteso come semplice ginnastica tra lo stretching e il contorsionismo, ma come discplina e strumento di elevazione dell’animo e dello spirito, fino al raggiungimento della suprema forza creatrice.

 

Dentro le sue pagine, ci sono infiniti spunti e moltissime delle cose che piacciono a me.
Innanzitutto la mia India (una bella mappa della nazione all’inizio del tomo mi ha subito fatta sentire al posto giusto), quella piena di spiritualità e semplicità. Quella piena di mistero e angoli remoti da scoprire, che fa da sfondo agli umani destini, sempre sospesi tra imperscrutabili necessità del karma e libero arbitrio.

 

Qui si delineano personaggi fuori dalla norma, grandi guru che si tramandano messaggi di saggezza, che possono vivere senza mangiare, comparire contemporaneamente in luoghi diversi, tornare su questa terra dopo la morte fisica. Il capostipite di questi santi, Babaji, secondo l’autore sta vagando da secoli tra le vette dell’Himalaya.

 

Poiché credo che nulla capiti a caso, una delle parti più interessanti del libro, quella che tratta della vita dopo la morte, l’ho letta proprio nei giorni in cui la mia nonna mi ha lasciato. E non nascondo che sia stato di conforto, pensarla in un altro dei mondi pensati da Dio, in attesa della prossima reincarnazione, fino alla completa liberazione dalla schiavitù dei tre corpi (terreno, astrale e casuale).
Ora mi rendo conto che questo mio post può sembrare quello di un’invasata uscita di senno (e peraltro dovreste esservene già accorti prima), ma vorrei tranquillizzare i lettori: per quanto la materia mi attragga enormemente non ho abbandonato del tutto ogni senso critico.
Non prendo alla lettera ogni promessa di viaggio post-mortem nel mondo astrale, popolato di figure fantastiche. Credo di essere tragicamente lontana dall’illuminazione perché questo mondo in cui sguazziamo mi piace e mi affascina enormemente, pur con tutte le sue pecche.
Non dovrei dirlo ma realtà troppo auliche e astratte mi convincono poco e mi suggeriscono a tratti noia, dannata blasfema miscredente che sono.
Del resto il mio nuovo guru pare avermi letto nel pensiero e così risponde:
È davvero improbabile che Dio abbia esaurito la Sua ingegnosità organizzando questo mondo, o che nell’atro mondo Egli non offra nulla di più interessante che uno strimpellare di arpe.

Comunque se è vero, come sostiene Yogananda e i suoi maestri prima di lui, che i desideri sono ciò che ci ancora alle spoglie terrene, mi sa che di lavoro da fare ne ho ancora parecchio.
Però, l’idea che la morte sia solo un passaggio, che ci sia Qualcosa molto al di fuori delle nostre capacità cognitive, che tutto non si esaurisca quando giunge la nostra ora, che l’energia che ci anima non si spenga come si fa con un interruttore, sono idee che si fanno prepotentemente strada nel mio sentire. Non da qualche giorno, può darsi siano lì da sempre.

Non so se incontrerò Babaji sul mio cammino che mi regalerà perle di verità, non so se nella prossima vita sarò una rana impantanata nel Gange o se tra qualche anno mi vedrete vestita di arancione perdutamente votata alla causa. O se resterò una gretta materialista per le prossime 28 esistenze, chissà.
So però che nessuno mi toglie il sospetto che, in qualche modo che da qui non so vedere, non si esaurisce Tutto in quel poco che conosco.

Il jolly è: leggere questo libro senza preconcetti. Forse non ci convincerà di tutto quello che racconta, ma vi regalerà grandi dosi di cibo per la mente sotto forma di spunti di riflessione.

Altri preziosi suggerimenti letterari al Venerdì del Libro di Homemademamma

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9 Responses to Spunti di reincarnazione

  1. Robin :D ha detto:

    Da praticante (principiante) di yoga sono molto attratta da questo libro. Credo però che ci siano momenti giusti per leggere questo tipo di libri, che come è successo a te basta averli nella libreria e loro ci chiameranno al momento opportuno!

  2. Beat ha detto:

    Davvero interessante, da aggiungere alla mia lista…ho scoperto lo yoga mentre ero incinta. L’ho iniziato perchè pensavo mi avrebbe aiutato ad affrontare il dolore. Non l’ha fatto ma mi ha sorpreso e mi è servito invece a trovare un contatto con il bimbo che portavo dentro e anche ora, con tutto il trambusto dei primi mesi di vita, quello che ho imparato lo tiro fuori e mi aiuta con il piccolo. Quindi “a naso” questa lettura potrebbe fare al caso mio…certo…ormai la lista di letture si fa infinita ma piano piano sto riuscendo a leggere tutto. In questo senso le poppate fanno comodo…

    • Fioly ha detto:

      concordo. i corsi di yoga durante le gravidanze sono stati i più belli, proprio perché ti aiutano a “sentire” il tuo bambino. buone letture!

  3. raffaella ha detto:

    Anche io spero vivamente che non si esaurisca tutto in quel poco che conosco…
    Raffaella

  4. Mathilda ha detto:

    Se ti interessa approfondire avremo modo di parlarne. 😉

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