Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

I piccoli dolori delle mamme (che lavorano)

On: 3 Maggio 2013
In: la mia vita e io
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bimbo sul balconeQualche mattina fa è successo di nuovo: all’alba, dopo che è suonata la sveglia e in due minuti mi sono preparata per sgusciare fuori di casa, mentre i tre uomini dormivano ognuno nel proprio letto  tutti e tre nel lettone, il più piccino del gruppo mi ha vista scivolare via dalla stanza, e si è messo a urlare disperato Mamma Mam-ma.

Ero al piano di sotto che ancora urlava inconsolabile.
Mi sono chiusa la porta alle spalle ponendo a me stessa una precisa e inequivocabile domanda: ma dove cazzo sto andando? Cosa c’è di così importante da farmi correre via come un ladro nella notte, anziché mettermi accanto al mio piccolino e carezzargli la fronte finché non si riaddormenta?

 

Poi, siccome la vita, anziché fornire risposte, si diverte piuttosto a sollevare dubbi, la sera stessa è successo questo: sono rientrata a casa al solito (improbabile) orario, e mio padre stava finendo di imboccare Eliandro con la cena.
Mi sono avvicinata e dopo avermi sorriso come solo un adorabile mezzo sdentato sa fare, ha  prodotto un verso impossibile da trascrivere, qualcosa di simile a ngu, ma più gutturale. E mentre mi allambiccavo per soddisfare la sua richiesta, il nonno mi ha illuminata: quando dice così vuole scendere dal seggiolone.

 

Ecco fatto. Una donna mette al mondo i figli per poi farsi tradurre da altri il loro vocabolario. Li desidera più della sua stessa vita per poi essere altrove quando i bambini hanno bisogno di lei, o semplicemente scoprono di avere un ombelico, imparano come si usa un cucchiaino o ad arrampicarsi sui mobiletti del bagno. O a fare il verso della rana.
È giusto, questo?

 

É poi c’è chi mi dice che questa è la fase in cui i bambini hanno più bisogno della mamma, e io odio la bocca da cui escono queste parole perché so bene che è la verità. Sacrosanta.
Non è che sia proprio un senso di colpa, il mio, perché so di non avere grandi possibilità di scelta, ora come ora. Ma non per questo mi fa meno male.

 

È un fastidio sottile, il più delle volte, che si attenua un poco quando mi dico che è la qualità del tempo che passo con loro, che conta, più della qualità. Ma non ci credo fino in fondo, e quando il lunedì mattina ho davanti una lunga settimana durante la quale non starò con loro per più di poche ore, quel fastidio urla un pochino più forte, e mi appanna – per poco – la gioia che mi regala la loro vita dentro la mia.

Il jolly è: cercare e attuare il Piano B. Rapidamente

 

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40 Responses to I piccoli dolori delle mamme (che lavorano)

  1. verdeacqua ha detto:

    tesoro, mi sono tanto commossa… Come capisco questa sensazione.
    Io sono una mamma fortunata, di solito riesco a godermi mio figlio perchè avrei un part time ma da parecchi mesi a questa parte (dopo un pò di cassa integrazione per non farsi mancare nulla) sono obbligata a lavorare di più, delego il mio essere mamma a chi può e non venendo pagata per il di più che faccio non posso nemmeno pensare di prendere un aiuto esterno.
    E’ dura, tanto dura. Specie perchè è proprio come dici tu, non è una scelta. Lo dobbiamo fare. Non ho alternative.
    Il dubbio di cosa io stia facendo mi assale troppo spesso ultimamente. Se trovi un piano b fammelo sapere! 😉

    • Fioly ha detto:

      lo cercherò con tutte le mie forze!
      la cosa assurda è che una donna, a meno che non sia abbondantemente ricca, non possa scegliere di restare accanto ai propri figli finchè sono piccoli e al contempo conservarsi la professione. questa è una grossa pecca di questo nostro paese allo sbando…
      ti abbraccio, grazie!

  2. antonellavi ha detto:

    E’ terribile lasciarli, in particolare quando sono piccoli. Ogni volta che apri quella porta è una pugnalata. Io lavoro anche di notte una notte a settimana e quando lo lascio sapendo che lui ama stare abbracciato a me vorrei morire e vado via incazzata col mondo. ma si può soffrire in questo modo? E’ vero li metti al mondo e andando a lavorare rischi, come spesso accade, di perdere le tappe importanti, e ascolti quei racconti dei nonni o di altri come se tu fossi un semplice spettatore di uno spettacolo che non ti piace! 🙁 Buon We

    • Fioly ha detto:

      sì e io mi dico che dovrebbe diventare sempre un pochino più facile, abituarsi a lasciarli. ma comincio a pensare che non sia così…

  3. elisa ha detto:

    …non avrei saputo dirlo con parole migliori. Magari il tuo piano B sta proprio nel modo magico in cui sai usarle! 🙂 Te lo auguro dal profondo del cuore!!!! personalmente odio le persone che mi parlano di senso di colpa, mamme chioccia, incapacità di delegare.. Si fottano tutti. Io sarei stata proprio volentieri molto di più con le mie figlie quando avevano 6 mesi… 9 mesi… 2 anni… Lì vicino a loro scrutando il mondo con i loro occhi…. Invece ho dovuto lottare e rinunciare per tenermi stretto quello stipendio con cui ora mi garantisco una scuola che le tiene fino alle 17.30 (per la pubblica è pura utopia), ma anche la ginnastica artistica, il cavallo e le vacanze in campeggio (rigorosamente in tenda)…E soprattutto garantisco loro una mamma che sbraita quotidianamente contro il sistema, cercando dalle 9.00 alle 17.00 di renderlo un po’ meno peggio… Sono soddisfazioni… 🙂

    • Fioly ha detto:

      grazie Elisa, davvero.
      ti capisco, noi sai quanto.
      teniamo duro, cos’altro dire!

      • Anonimo ha detto:

        Per consolarti un po’ (nn di quelle consolazioni facili e retoriche, ma quelle che ti aiutano a vedere un senso nella fatica…), nonostante tutto le mie figlie sono per il momento bimbe felici, aperte alla vita, curiose, alle quali posso raccontare e offrire come bagaglio di esperienza ciò che incontro nel mio lavoro e anche il senso di inadeguatezza che mi accompagna. Alla fine il messaggio arriva…

        • Fioly ha detto:

          mi consola eccome! e mica poco…
          mi auguro davvero che sarà così anche per i miei bambini, che come scrivi tu il messaggio arrivi
          grazie

  4. Mammamari ha detto:

    Le tue parole sono pugnali.
    Forti, reali.
    Io detesto sentir parlare della qualità del tempo come alternativa alla quantità, ecchecavolo ci vuole qualità, senza dubbio, ma anche quantità.
    Penso agli assurdi vorticosi voli che fanno i nostri soldi, lavoriamo, spesso proprio per guadagnare, paghiamo rette di nidi e scuole materne, tasse che contribuiscono a sostenere queste strutture, invece mi piacerebbe pensare a strade alternative, sostegni per chi sceglie e desidera crescere i propri figli.
    Sono alla nostra terza figlia e la parte più bella della maternità è stata per me il congedo parentale preso per la seconda e terza figlia che mi ha concesso di condividere il mio tempo con gli altri bambini. Ogni giorno ringrazio il cielo di aver potuto trascorrere questi mesi con loro.
    Tra pochi giorni tornerò a lavoro e quest’anno mi sono ritrovata a pensare che è una fortuna. La situazione lavorativa di mio marito è quantomai precaria. Dentro di me convivono stridenti pensieri con lo sfondo il mio fortissimo desiderio di vivere bene questi momenti che sembrano un’eternità, ma durano un battito di ciglia (come tu mi hai insegnato).
    Anche io uscirò da casa mentre qualcuno dormirà ancora e spesso sentirò quei richiami ai quali dovrò sottrarmi come un ladro.
    Sai che io adoro leggerti, le tue parole trasudano qualità di un livello “altro” di fronte al quale mi inchino e attingo, sono convinta che tu possa trovare un lavoro che ti permetta di vivere come desideri la maternità.
    Cerca, cerca, cerca il piano C.
    Io intanto ringrazio mio padre per avermi sempre ripetuto che “l’insegnamento è il mestiere che va bene per la donna”, queste, sia pur banali, parole legate al mio genogramma familiare fatto di persone che hanno scelto tutte un mestiere di cura mi hanno portato a scegliere di formarmi come psicoterapeuta familiare e poi a lavorare come insegnante di psicologia alle scuole superiori. Mi sento una privilegiata per i pomeriggi che posso trascorrere con i miei figli. Certo mi porto a casa tanto lavoro, ma per quello c’è la notte. Ti abbraccio

  5. Patrizia ha detto:

    I tuoi dolori sono stati i miei. Non ti dirò come li ho risolti: ognuno deve scegliere!
    Ma ora, ‘io e te, lo stesso pensiero!!’: serve urgentemente un piano B! 😉

  6. Il Té delle mamme ha detto:

    A me ë successo che la gravidanza ha fatto perdere il posto di lavoro. Una fetta bella grossa di lavoro veramente, non tutta la torta. Ho perso il rassicurante posto da dipendente, mi sono tenuta la mia libera professione. E dopo qualche momento di smarrimento…mi sono sentita bene…con tanto tempo per stare con A e con tantissima voglia di stare con lui. Ora che i ritmi sono tornati quelli di un tempo…mi manca la nostra quotidianitá, ma ha ormai due anni e mezzo e ho sentito che eravamo pronti.
    Il tempo ormai é uno dei veri lussi!

  7. Duda Tissa ha detto:

    Proprio in questi giorni ho ricominciato a lavorare dopo ben due anni in cui sono stata prima in maternità facoltativa (obbligata dal mio datore di lavoro a causa della crisi in cui versava l’azienda) e poi in cassa integrazione. Ho potuto godermi il mio piccolo per più di un intero anno e mezzo e continuo a pensare che la crisi di quell’azienda sia stata per me una grandissima fortuna. Ho scritto un post http://essenzaconfusa.blogspot.it/2013/05/scelte.html sulla scelta che ho fatto ora, rinunciando ad un sostituzione di maternità con la possibilità di essere assunta in futuro con un LSU a scadenza sicura e senza nessunissima possibilità di assunzione, ma in questo momento, voglio ancora poter tradurre io agli altri la misteriosa lingua del mio piccolo e voglio ancora essere io a conoscerlo meglio di chiunque altro e così ho scelto l’insicurezza a vantaggio di un orario meno rigido che mi permette di andare a prenderlo al nido e stare con lui più tempo di quanto avrei potuto con il lavoro quasi sicuro. Certo, se uno non può scegliere non ci sono discussioni. Ti tocca far così e amen, ma capisco quanto ti costi non esserci. Goditi tutti i momenti che stai con i tuoi piccoli (e in questo caso il lettone in 4 secondo me ci sta eccome!)

  8. Alessandra ha detto:

    Mi hai ricordato un post che ho scritto tempo fa http://mammadisordine.blogspot.it/2013/03/ridatemi-la-natura.html
    Ti capisco ti capisco ti capisco. E anche io progetto qualcosa che possa farmi stare più tempo con i miei bambini!

    • Fioly ha detto:

      ho letto, e come non condividere. evidentemente, se abbiamo tutte questo problema o è un caso di follia collettiva oppure è che proprio qualcosa non torna…
      grazie per essere passata di qui! ti abbraccio

  9. Marzia ha detto:

    Io e Alex ormai usciamo insieme la mattina da quasi tre anni, eppure la domanda resta sempre lì, anche se diversa “perchè non posso essere io qualla a cui sorride felice mentre esce da scuola?”.
    So che il lavoro è una fortuna ma so anche che adesso – più che nei primi anni – la mia presenza è fondamentale e anch’io credo non ci sia nulla di più importante. Poi guardo i conti e non tornano mai.
    Piano B dove sei?! In bocca al lupo a tutte noi, dunque!

  10. bettina ha detto:

    cara Fioly, non prendertela. credo che tutte le mamme lavoratrici, anche quelle con orari meno improbabili dei tuoi, provino questi dolorini sottili ma implacabili. anche io mi dico sempre che ho messo al mondo due bambine per stare con loro, e non per vederle per un paio d’ore alla sera… ma la vita contemporanea, la nostra, è fatta di questo. goditi ogni attimo con i tuoi piccoli e continua a cercare alternative: vedrai che prima o poi il piano B si rivelerà in tutto la sua luminosa subitaneità, quando meno te lo aspetti…

  11. sandra ha detto:

    Inviti anche me? Sai anche se non sono mamma credo di capire ugualmente, anzi ne sono sicura : ) Ti auguro un piano B radioso, uno scivolo verso un futuro pieno di parole nuove e sdentate senza dover mai più scappare.

  12. Danila ha detto:

    sigh,sob,grr!!
    [credo tu riesca perfettamente a tradurre i suddetti vocaboli!!!]
    provo a consolarti????:
    l’altra mattina,ci prepariamo per l’asilo. sulla porta,Samuel esclama”cuccu”.
    dico io:figuriamoci,il ciuccio ce l’hai già,all’asilo.
    “no” secco dice lui.
    insiste fino a che,l’orologio mi suggerisce che è meglio indietreggiare e portare cuccu con noi!
    arriviamo. solito rituale: via il giubbotto,via la sciarpina,via le scarpe e..l’imprevisto!
    “no” alle pantofole, “no” a togliere cuccu!
    SIGH!!!
    baci e bacini,abbracci e abbraccetti.lo introduco in aula,mortificata,spiegando alla maestra che,’la luna’ impone che Samuel varchi la soglia scalzo e col ciuccio in bocca!
    non finisco di mugugnare che mi si vomita addosso la triste realtà:
    E’ PIU’ DI UN MESE CHE QUI,SAMUEL,IL CIUCCIO NON LO VUOLE NEMMENO PER IL PISOLINO.
    sob!
    se mi giri il piano A,son già contenta e,prometto di farti avere i diritti d’autore!
    grrrrr!!!

    • Fioly ha detto:

      Dani, che dobbiamo fare. tocca farsi in quattro, ma non basta.
      ogni tanto è una cosa che digerisco facilmente, fare i conti con questa realtà, delle volte NO.
      cerchiamo un piano C insieme, che dici? 😉

  13. Marta ha detto:

    E’ così triste e vero quello che scrivi. Solo una madre può capirlo.
    Io non so ancora se ritenermi fortunata o meno per il fatto che non ho un lavoro fisso.
    Posso dire, anche con un certo orgoglio, che sto crescendo mio figlio e che, a fatica, so interpretare il suo linguaggio di versi e mugugni.
    Ma a volte mi sento bloccata, vorrei potermi pensare anche sotto un’altra veste e al tempo stesso ho paura di buttarmi per perdere questi momenti.
    Non so se sono stata di consolazione, era per dirti che anche chi è a casa non sempre è sereno. Fare la mamma è davvero difficile, vorrei essere tante cose insieme e non ci è possibile.
    Sono certa, però, che tu stai facendo il meglio per te stessa e per loro … in attesa di trovare un piano B che forse tutte le donne cercano!

    • Fioly ha detto:

      sì, certo, che le tue parole mi sono di consolazione. esiste sempre un rovescio della medaglia, è vero.
      credo che starebbe a questo paese malandato, aiutarci a mettere insieme le cose, tenere le fila, non vivere dentro un perenne aut aut. in fondo, figli cresciuti bene, con amore e cura, dovrebbero essere la priorità di ogni nazione civile.
      grazie, per avermi raccontato di te

  14. gab ha detto:

    mi avvisi quando trovi il piano B? 🙂
    Magari ne traggo ispirazione anche io, perchè qui…ehmmm…come dire…non scappo la mattina presto, ma non è molto diversa la situazione.

  15. raffaella ha detto:

    Quando trovi il piano B, dimmelo che quelle lacrime mi solcano l’anima.
    Raffaella

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