Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Quando ti si incricca il chakra

On: 20 Agosto 2012
In: scienza&fantascienza
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yogaCi sono due modi per interpretare un dolore fisico. Il primo modo è cercare la causa fisiologica o meccanica, il secondo è ricercarne l’origine emotiva.
Il mio punto debole, da parecchi mesi a questa parte, è il dolore alla cervicale, con maggiore intensità sopra la scapola sinistra. Ho cominciato anche un trattamento di agopuntura, presto vorrei riprendere qualche seduta di fisioterapia, perché proprio mi girano le glorie, quando mi metto a fare qualcosa che comporti l’uso del braccio –ultimamente anche solo mangiare, per dirne una- e ‘sto dannato fastidio si riaccende malevolo.

Bè, per quel che riguarda le cause esterne direi che non c’è che l’imbarazzo della scelta: anni di lavoro al pc, due pupi che SEMBRANO leggeri da scorazzare in braccio, una caduta in moto, una caduta da cavallo, un incidente in auto. Quindi potrebbe bastare uno di questi elementi o un mix degli stessi, per spiegare il tutto.
Ma siccome sono caparbia, nelle mie analisi, ho provato a chiedere all’agopunturista e a consultare qualche libro per capire cosa diavolo il mio corpo stia cercando di comunicarmi con tanta insistenza. Bene, a quel che ho capito fin qui i miei problemi hanno a che fare con il chakra blu, o Vishudda chakra quello che controlla gola, collo, braccia, mani cervicale e tiroide. È collegato all’intuito e al raggiungimento dei propri obiettivi; alla comunicazione e agli obiettivi professionali. Visto che la comunicazione è anche la mia professione, non è difficile fare uno più uno.

Ecco che il mio fisico, quindi, sta cercando di mandarmi segnali ben precisi.Sì perché è un po’ di tempo che nella mia testolina si sta svolgendo una battaglia titanica, troppo titanica per i miei neuroni-soldatino. Il tutto nasce dal fatto che a brevissimo dovrò tornare in ufficio. Cosa che di per sé mi rende felice perché il mio lavoro mi piace, e mi piace lavorare in genere. Però, il fatto di non vedere i miei bambini per tutto il giorno mi rende simile a una di quelle mamme chiocce con le quali non avrei creduto di identificarmi. Non prima di essere mamma, almeno.

Ho sempre pensato che, figli o non figli, la mia identità sarebbe rimasta distinta e ben definita. In fondo sono sempre stata individualista, anche nel rapporto di coppia. Innamorata finché vuoi ma anche decisa a mantenere un piccolo luogo soltanto mio, un quadrato vitale dove c’è spazio per fare i conti con me stessa.
Ma mi rendo conto che coi figli la cosa è diversa; non è tanto il mantenersi entità separate e autonome, è più che altro la paura –almeno per quello che mi riguarda- di perdersi delle tappe della loro crescita. Ecco, lui per la prima volta ha pucciato un biscotto nel tè e te? Eri in ufficio a seguire procedure. Per dire.
Senza contare che ci metto 1 ora e 50 minuti per arrivare al lavoro quando TUTTO fila liscio (e avendo a che fare con Trenitalia e GTT questo non capita quasi mai).

Ecco già questo mi crea confusione. Ma la cosa è peggiorata dal fatto che arrivano ogni giorno voci sempre più inquietanti riguardo alla mia azienda. La domanda è: ci arriviamo, a fine anno? Ecco, anche questa cosa mi tiene abbastanza sveglia la notte. L’ansia della disoccupazione è un mostro che molesta i sogni di molti italiani, ultimamente. E io non faccio eccezione. Con due bambini piccoli, poi, che mi invento?

Qui sta la domanda cruciale: che mi invento? Cosa voglio fare, chi voglio essere? E mi sa che è proprio qui che mi si blocca il chakra.

Una frase letta mi ha colpito più di tutte:
Se il braccio colpito è quello della volontà, la persona si impedisce di avere ciò che vuole, mentre se il braccio è quello dei sentimenti, o delle emozioni, la persona si vieta di perseguire quello che la rende felice.*

In base a questa lettura io mi vieterei di ascoltare quell’Istinto che dovrebbe essere la mia guida, a cui spetterebbe il compito di condurmi fuori da questo pantano di torcicollo.
Ma a questo punto faccio una richiesta ulteriore al mio corpo: lo vogliamo fare uno sforzino in più? Non è che oltre a farmi male tutti i santi giorni potresti convincere questo benedetto Istinto a fare il suo lavoro e comunicarmi un pochino più esattamente cos’è che mi rende felice senza affidarmi esclusivamente al Fato e al Caso? So che dovei rispondermi da sola, ma ultimamente più ci rimugino e più mi impantano. Voglio tutto, voglio troppo. E il risultato è: non so cosa voglio, i chakra si scompensano e il dolore alla cervicale mi richiama all’ordine.

EVIDENTEMENTE sbaglio strategia.
Qualcuno qui di passaggio ne sa qualche cosa di più? Qualche suggerimento per cominciare questa ricerca? (Il mio braccio sinistro, con le forse rimaste, speranzoso ringrazia).

Il jolly è: ascoltarsi davvero e con pazienza. Qualcosa verrà fuori

*Guarire con il sistema corpo specchio, Martin Brofman, TEA
** foto di La Rejna

 

 

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23 Responses to Quando ti si incricca il chakra

  1. Dà nila ha detto:

    Non arrivo con una ‘soluzione’..AnZi! Il mio fisico, da chè ho cominciato ad ignorarlo io, si rifiuta di comunicare con me 🙁 è un briciolo permaloso e..vendicativo!!!! Nessun dolore..acciacchi vari esclusi!! Ma di tumulti interiori, avrei da passare giorni interi a conversarne!
    Anche io sono di quelle per cui: se ho tutto sott’occhio, è tutto sotto controllo! se accade qualcosa, bello o brutto che sia, se io sono presente….Il problema è che purtoppo, ci mancano ubiquità e teletrasporto!
    Capisco perfettamente il tuo bisogno di ‘protagonismo’. Credo che si tratti di un diritto! Essere protagonista della propria vita.
    Devi metter sù famiglia perchè altrimenti l’essere umano si estingue.Devi provvedere al suo sostentamento, in modo lecito, legale e morale.Devi educare i figli e fornirgli prospettive NON terroristiche, mafiose o poco decorose.Devi dedicare del tempo alle persone a te care(amici, parenti, etc).Devi essere allegro e sorridente perchè altrimenti vuol dire che sei burbero o le persone con cui hai a che fare non ti vanno a genio.
    A rischio di apparire ‘rivoluzionaria, ribelle e provocatoria’, io sostengo che se non si prende il coraggio in mano e non si prova a remare controcorrente, i doveri ci schiacciano e i diritti se li accaparrano e se li godono solo in pochi e nemmeno meritevoli!
    Fio, se la rete non è solo illusione, SALTA. [indossa il paracadute(turchese o agata) per evitare atterggi troppo bruschi], e non farti sopraffare!

    • Fioly ha detto:

      Esatto, ubiquità e teletrasporto, questa èla chiave! Se riuscissimo a brevetterale noi, queste due opzioni? Risolveremmo un sacco di problemi in un colpo solo! Qualcosa cambierà, magari piano piano. Mi serve tempo per annusare il vento e intuire la direzione del salto. (grazie. e quando vuoi che confrontiamo acciacchi e tumulti sai dove trovarmi!)

  2. Claudia Ciarambino ha detto:

    Vedendo il numero di risposte, è incredibile quanta attenzione questo tema abbia suscitato. Siamo ancora nel “Paese delle Banane”, purtroppo; e in aggiunta, i trasporti pubblici vanno poco oltre le diligenze. Chissà quante generazioni dovranno passare prima di vivere in un Paese “normale”? Noi lottiamo, inventiamo, cerchiamo di stare a galla esplorando tutto il possibile perchè le strade battute sono solo vicoli ciechi… Ma quello che davvero stiamo facendo di utile è preparare le nuove generazioni, affinchè questa società acquisti un senso civico e comunitario tale da farci vivere meglio tutti, affinchè tutto sia più a misura d’uomo e affinchè non ci sia solo il profitto personale come unico faro guida. Spostare la massa delle nuove generazioni verso altri obiettivi, guardando oltre. Che fatica titanica! Intanto… va benissimo provare con le pietre in turchese o lapislazzulo…! Ma i tuoi crick forse hanno un senso vedendoli con gli occhi dei tuoi figli: da quella postazione, la fatica enorme che stiamo facendo acquista un senso, così come acquistano un senso i dolorini alla cervicale che anch’io, mannaggia, conosco molto bene! Un bacio. (PS ricordo benissimo il mio compitino con la ricerca di altri dieci blog; ma qui con la chiavetta mi è tutto un po’più scomodo; rimando il tutto a casa, quando l’ADSL, un pochino più veloce, renderà il tutto più semplice. Intanto continuo a vedere sempre i miei soliti siti… ai quali sono affezionata! Ari-bacio!)

    • Fioly ha detto:

      Penso anche io che una trasformazione sia auspicabile, oltre che necessaria. Anche se a dirla tutta non mi pare che in questo preciso momento storico si vada proprio nella giusta direzione. Ci vuole senz’altro una generazione di esploratori e sperimentatori, che non abbiano paura di provare nuovi schemi. Cercherò di insegnarlo ai miei figli, ma poi chissà. Nel frattempo abbiamo il diritto-dovere di cercare qualcosa che vada bene per noi, di ritargliarci lo spazio migliore possibile in quello che ci è dato di utilizzare.
      Grazie per la bella riflessione e buon prseguimento di vacanza. A presto! (per la ricerca degli altri 10 blog figurati, stai scrivendo alla persona più ritardataria della storia del blog!;)

  3. Elena ha detto:

    Il problema che stai passando tu ce l’ho anche io. Non intendo il dolore fisico alla spalla, ma il problema di perdermi qualcosa di mio figlio. Anche io mi ritaglio degli spazi solo miei è normale siamo sate per tanto tempo da sole e non potremmo mai stare solo con la persona amata. Per i figli la questione cambia ma come loro cercano dei loro spazi in cui poter giocare, sperimentare da soli, anche noi dobbiamo prenderci i nostri spazi e guardare dentro di noi.

    • Fioly ha detto:

      La penso esattamente come te. Quest’ansia di perdersi qualcosa dei figli, che non posso negare di avere, va vinta proprio perché alla fine si richia di peggiorare la qualità del tempo passato con loro. Proprio come ogni altra ansia. E sono certa che per dare il buon esempio ai figli quello che serve è equilibrio interiore e capacità di essere persone ricche interiormente, prima ancora che buoni genitori

  4. Nitro ha detto:

    La frase riportata è di Martin Brofman “GUARIRE”, stavo pensando che avresti potuto leggerlo, ma evidentemente l’hai già fatto! Allora credo una cosa…continuare a leggere può solo aiutarti a confondere ancora di più le idee, la risposta come ti dicevo già l’altra volta…è dentro di te, non la troverai in un libro. I libri possono solo darti spunti, aiutarti a capire cose incomprensibili ed a vedere le cose da un altro punto di vista, ma non danno MAI soluzioni.
    Mi piace il commento della “mammasuperabile”, credo che tu abbia creato troppa ansia intorno a questi bambini e forse non te ne rendi conto, ma per come la vedo e ti vedo io…ti sei già annullata in loro, forse è proprio giunto il momento di avere anche altri pensieri, e se il ritorno al lavoro ora ti sembra un gran peso, penso che con il passare dei giorni ti alleggerirà e magari anche la tensione cervicale si sopirà. Ma questo del resto è solo il mio punto di vista e per quanto riguarda l’ultima parte…anche un augurio.
    Stai tranquilla…un bacio…Nic

    • Fioly ha detto:

      Quel libro me lo avevi consigliato tu qualche anno fa! Sì ti do ragione sul fatto che nei libri non ci sono risposte, ma sono una lettrice compulsiva e quando trovo argomenti interessanti mi piace sviscerarli, poi però non mi faccio condizionare troppo (o almeno spero).
      Non credo però di essermi annullata nei bambini (nel frattempo ho aperto questo blog, ho ricominciato ad andare a cavallo, mi sto dedicando alla fotografia -ci provo- leggo, studio inglese), semplicemente in questa fase non mi va di delegare la loro cura agli aiuti caritatevoli esterni più di quanto già non faccia. Ma la mia “diatriba interiore” non riguarda solo loro, ma anche il mio posto nel mondo. Per quanto ora non possa prescindere totalmente da loro.
      Poi magari sembra che io sia più ossessionata da questa questione di quanto non lo sia in realtà; ne scrivo spesso perché è quello che mi passa per la testa in questo periodo, ma non per questo non sto vivendo bene tutto il resto… A ogni modo fai bene a richiamarmi all’ordine, eh…
      e l’augurio lo accetto mooolto volentieri!;)

  5. Mathilda ha detto:

    Ciao, avevo postato un commento dal cell ma non lo vedo. Niente, devo fare un ripasso di come funziona quel coso.

    In realtà il dolore alla cervicale ha una sintomatologia che va oltre: girare la testa a destra e a sinistra permette di attraversare la strada, controllare il mondo davanti a noi da diversi punti di vista.
    Il conflitto emotivo (lato sinistro) ti impedisce di vagliare altre possibilità quindi continui a valutare solo quello che ti ‘permetti’ di vedere a causa di quel dolore.
    Indossa un ciondolo di turchese, lapislazzuli oppure agata (blu) o anche sodalite, acquamarina e vedrai che comunicherai con te stessa in modo più armonioso e il dolore sparirà. ;o)

    Buona serata

    • Fioly ha detto:

      Ma io ti adoro! La tua lettura mi sembra quanto mai calzante e ci puoi giurare che adesso mi procuro il ciondolo! grazie grazie grazie e se trovi altre cose così interessanti ti prego di inoltrare, sono graditissime! davvero.
      Buona serata a te e a presto!

  6. mathilda ha detto:

    Interessante il tuo post…torno stasera rileggo con calma e spero di aiutarti a interpretare correttamente qs dolore. A dopo 😉

  7. ero Lucy ha detto:

    Direi che devi rispettare il tuo jolly e avere pazienza. Non credo che le risposte arriveranno tutte insieme, devi iniziare a sbloccare una parte, per esempio il rientro al lavoro, per scoprire che poi si allenta pure il resto. Riuscirai a gestire il senso di colpa materno universale, perche’ lavorerai per te stessa e per loro, starai meglio tu e non ti perderai proprio niente, sei una brava mamma, non puoi tenere tutto sotto controllo e i tuoi figli ti ameranno anche perche’ li lascerai alle cure di qualcun altro che gli dara’ nuovi stimoli e nuovi strumenti. Il problema dell’eventuale perdita del lavoro invece non dipende da te, non puoi risolverlo (se non andandotene, ma e’ un’altra cosa) quindi inutile preoccuparsene. Un abbraccio.

    • Fioly ha detto:

      Quanta saggezza in poche righe. Sono cose che in fondo a me conosco bene, ma quando è utile “sentirsele dire”. Grazie, hai ragione. Un passo alla volta e le risposte arriveranno. E inoltre hai centrato l’obiettivo: l’ansia di avere tutto sotto controllo, quanto mi ci riconosco! Grazie, davvero

  8. Raffaella ha detto:

    Il mio chakra deve essere proprio messo maluccio perchè ho dolori ovunque e sono mesi che non mi riconosco più passando davanti agli specchi. Un dannatissimo senso di colpa non mi fa trovare spazi per me e ogni volta che devo lasciare mio figlio per lavoro mi dispiace da morire e non mi viene voglia di lasciarlo per sgambettare altrove senza di lui. Quando è sveglio vorrei che dormisse almeno un pò, quando dorme mi manca. Azz, sto messa maluccio davvero. E’ tutta roba di equilibri e forse bisogna solo trovare il verso di incastrare le cose senza sentirsi in colpa. Almeno così è per me, meno per la mia schiena che chiede pietà oltre che un pò di sano relax!!!!
    Raffaella

    • Fioly ha detto:

      Avevo già sospettato che abbiamo qualche cosa in comune. Io credo che dobbiamo sforzarci per assecondare la parte saggia e razionale di noi, quella che ci dice che più che del nostro meglio non possiamo fare… Detto da me ora è buffo, lo so. Ma direi che possiamo afforntarla come la nostra piccola sfida di questo periodo. E soprattutto… che querra al Senso di Colpa sia! Ci stai?

  9. Simona ha detto:

    Io vorrei raccontarti la mia esperienza, chissà che serva…!
    Ho tre bambini e tre lavori persi.
    Ad ogni nuovo arrivo la titolare di turno, tra l’altro sempre donna e senza figli, decide che sono improvvisamente un peso. Come a me, così a milioni di altre donne…
    Ora il mio bimbo più piccolo ha 8 mesi e ho deciso di smettere: smettere di lavorare giustificandomi per essere madre, smettere di essere piena di pensieri lavorativi quando faccio cose con i miei bimbi, smettere di giocare in questo sistema lavorativo del nostro paese, smettere di usare la scusa della “sicurezza” (?) dello stipendio per evitare quelle vocine insistenti che dal mio cuore e dalla mia testa mi dicono che è ora di essere altro.
    Perchè io SONO altro. Non sono più la stessa donna di 7 anni fa, quando è arrivata Alice, già allora non ho voluto “sentire” l’opportunità della prima perdita del lavoro. Ancora con Beatrice 4 anni fa. Ora con Tommaso ho scelto di provarci. Sono come un bicchiere pieno di acqua fino all’orlo, voglio aggiungere acqua nuova, ma è normale che facendolo esca dal bicchiere un po’ di acqua vecchia. Questa è la mia crescita, ora ho l’opportunità di fare potenzialmente tutto, proverò a fare almeno quello che mi piace. Anche il mio lavoro, ma solo in una nuova ottica e non più per la schiavitù verso sistemi/idee/persone/soldi. A 34 anni, dopo 12 anni di lavoro nella pubblicità, mi reinvento, so di avere altro e lo voglio sfruttare. Mi sento libera da quel pensiero asfissiante del “…se perdo il lavoro?” mi rendo conto che sembro troppo ottimista e anche un po’ incosciente… Ma sono certa che se riusciamo a staccare i piedi da terra per fare un salto, poi tutto l’universo si muoverà per appoggiare quel salto.

    • Fioly ha detto:

      Leggendo quello che hai scritto mi è venuto in mente quel detto (cinese?): Salta e la rete apparirà. Lo trovo bellissimo e a suo tempo me lo ero scolpito nella mente a caratteri cubitali. Grazie per avremi raccontato delle tue scelte, è bello e rassicurante sapere che molte donne hanno il coraggio e la forza di reinventarsi. E serve anche un poco di incoscienza, perché no. Ti auguro che tutto vada nel verso giusto e che ogni tua scelta venga premiata. Mi raccomando, tienimi aggiornata!

  10. Paola ha detto:

    Ciao! La mia risposta riguarda solo la “battaglia titanica”.
    Quello che hai descritto è un esempio di conflitto di valori (Famiglia? Lavoro? Indipendenza dalle scelte degli altri? Sicurezza? Libertà?).
    In questo post trovi maggior informazioni: http://storiedicoaching.com/2011/12/28/indecisione-o-meglio-superare-lindecisione/
    Mi auguro di esserti stata utile! 🙂

    • Fioly ha detto:

      Molto utile, Paola, grazie. L’articolo che mi hai consigliato è ben scritto e interessante. Ed è vero: non è semplice rispondersi onestamente sospendendo il giudizio. Ci proverò, a ogni modo. Grazie!

  11. Mammasuperabile ha detto:

    Io ho scelto di non annullarmi nel solo ruolo di madre… Ho sempre preferito essere eclettica 😉
    Se il lavoro che fai lo esegui con passione e ti realizza torni a casa soddisfatta (ovviamente ci saranno anche giornate no) e carica di energia e voglia di stare coi nani.
    Se sto troppi giorni con mio figlio poi non vedo l’ora di ‘abbandonarlo’ a qualcuno per avere 10 minuti di time-out anche solo per fare la spesa.
    Questa però è la MIA dimensione e non è la soluzione per tutti!

    • Fioly ha detto:

      In parte condivido e sottoscrivo. Anche io non potrei fare SOLO la mamma. Di certo però mi serve un modo per far funzionare le cose, senza dove vedere i bimbi solo a tarda notte. Magari con calma troverò una soluzione che rispecchi un pochino di più le mie esigenze. Grazie per avermi raccontato il tuo punto di vista!

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