Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

La prima volta numero due

On: 17 Giugno 2012
In: la mia vita e io
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bimbo che rideQualche giorno fa ero a casa di un’amica e stavo “chiacchierando” con Eliandro, quando il mio piccolo furbetto secondogenito ha pronunciato la parolina magica: mamma.
Siccome ha 5 mesi soltanto, so benissimo che si tratta a malapena di lallazioni, che a questo suono morbido lui non attribuisce nessun significato; che non è niente di personale, insomma.

Ma non importa. Il fatto che questa sia stata la sua prima parolina, anche se inconsapevole, mi ha fatto provare quel mix di sensazioni che avevo sentito quando a pronunciarla era stata Lemuele.
A riprova del fatto che anche se il figlio è il secondo (e immagino valga lo stesso dal terzo in poi) le emozioni sono le stesse. O perlomeno hanno la stessa intensità.
Ancora una volta mi sono sciolta.

Come se quella sfilza di vocali e consonanti –maammma- avesse non so quale potere magico. Come se finalmente un suono ti calzasse addosso perfettamente, come un abito cucito su misura. E d’un colpo non ti importa di quello che eri fino a una attimo prima: fidanzata, moglie, impiegata, operaia, postina, figlia, nuora o cugina. Quello che conta adesso sta tutto in queste 5 lettere, che mai nella vita le avevi sentite da una voce più dolce, mai prima erano state tanto armoniose.
Quella parolina che ti apre una vita di nuovi scenari e che allo stesso tempo –lo sai- non ti lascia scampo, né margine di fuga. Perché non importa cosa accada: che una donna abbandoni i proprio figli, che li perda, che li disconosca, che li lasci in adozione. Niente cambia più questa definizione che ne cattura l’anima e l’essenza ridefinendola in tutto il suo essere. Non ci sarà notte di febbre o giorno di festa o sciagura che cancelli questa realtà. È una delle poche cose irreversibili della vita, insomma.

E nel caso tu non lo ricordassi bene, se già non te lo sentissi impresso sulla pelle come un marchio a fuoco, ecco che tuo figlio te lo ricorda, con la facilità e la perentorietà che possono avere soltanto le anime semplici. E di nuovo vedi tutto il tuo destino in un breve suono, tutto ciò che non potrai smettere di essere da qui alla fine dei tuoi giorni.

Io credo che sia per questo che mamma è una parola tanto morbida – e non soltanto, come dicono gli uomini di scienza, perché è facile da pronunciare: per non spaventare troppo, prerogativa di ogni condizione definitiva. Invece mamma ti avvolge come un mantello, ti scalda come un fuoco acceso in un prato dentro un’alba d’autunno, ti accarezza piano i capelli. Se te la rigiri in bocca prima di addormentarti è dolce come una caramella al miele. È una parola rotonda, dentro ci puoi rimbalzare, è succosa e fresca come un frutto maturo che pesa sul ramo.

Sì, è un bel suono. Ma mi sono accorta che non lo avevo mai sentito DAVVERO, fino a quando i miei figli non l’hanno pronunciato con le loro vocette di campanellini. Fino a quando i miei bimbi non me l’hanno impachettato con le loro labbra da uccellino per farmi il più bello dei doni.

Il jolly è: lasciarsi cullare dal suono. Maammma. Prima che si trasformi nel sottofondo urlato di tutte le tue giornate

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4 Responses to La prima volta numero due

  1. Fabrizio ha detto:

    Sì, quanto hai scritto rende appieno l’emozione che si prova e che è difficile da spiegare a parole. Io ho provato lo stesso sussulto del cuore la prima volta che Giuliano mi ha chiamato ‘mamma’.
    Fabrizio

  2. ero Lucy ha detto:

    Credo che la parte magica di questo momento stia proprio nel fatto che una sua *banale* lallazione viene riconosciuta dalla mamma come la tanto attesa parola, e restituita al piccolo con un carico di emozioni che lo gratifica. E’ per lui che diventa tanto importante riuscire a dire e a ridire mamma! Meraviglia, Fioly!

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