Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Lo zen e l’arte della manutenzione del neonato 2

On: 24 Maggio 2012
In: scienza&fantascienza
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neonatoDicevamo di usi e mode in materia di gestione del neonato, che cambiano più veloci del prezzo della benzina. Per raccontarne una. Quando ho partorito Lemuele, ed era solo fine 2010, era in voga la doppia pesata. Tredici mesi dopo, nello stesso ospedale, stesso reparto, con la stessa équipe medica, quando ho chiesto se avessi dovuto pesare il pupo prima e dopo ogni pasto, mi hanno guardata come fossi una disadatta psicolabile. Meglio così, per carità. Ma un anno prima non ero stata certo io ad autoinfliggermi la tortura di alzarmi trecento volte per notte per sottopormi a occhi semi-chiusi al rito della bilancia.

Le certezze in materia, insomma, si modificano rapidamente. E questo rende tutto più difficile alle neomamme, già di loro in una fase della vita in cui ci si sente in balia di ogni vento. Anzi, diciamo pure che nei giorni dopo il parto anche uno spiffero viene percepito come un uragano forza 4.

Così ho visto amiche riempirsi la casa di sterilizzatori che nella loro cucina pareva di stare in un laboratorio chimico farmaceutico. Anche lì: l’igiene è cosa buona e giusta, ma sono in parecchi i commercianti che fanno buon uso delle materne fobie, facendo proliferare prodotti di dubbia utilità. Non che io sia rimasta immune da questa tendenza, figurarsi. Ho cremine da neonato antitutto. Roba che adesso per entrare in bagno devo aggirare cumuli di tubetti e scatoline di ogni forma e misura.
È che dietro alla facciata della mamma saggia e sorridente che sbuca da ogni immagine pubblicitaria stringendo tra le mani il prodotto salva-vita, ti fanno intuire, in assenza dello stesso, gli scenari più raccapriccianti: il tuo bimbo roseo e paffutello aggredito nel sonno dalle muffe, il suo culetto santo infestato da boffi purulenti, il suo corpicino invaso da crosta lattea semi permanente. Da non dormirci la notte, perché si sa: la paranoia sta alla neomamma come la patella allo scoglio.

Come quella volta che ho portato il mio secondogenito a una visita di routine. Non c’era la sua dottoressa ma una supplente. Dopo averlo rigirato come un calzino e stabilito che è in perfetta forma, la pediatra si è lanciata in una filippica contro quei genitori che permettono a parenti e amici di vedere liberamente il frugoletto, esponendolo così a un assalto di microbi e germi che potrebbero portarlo al diretto ricovero ospedaliero “e poi chissà per quanto non ve lo fanno più riportare a casa”, ha chiosato. Io stavo tremando sprofondata nella sedia, mentre Federico si portava una mano alla fronte immaginando a quali torture paranoiche lo avrei sottoposto e tutti gli scenari che ne sarebbero derivati: nonni in visita con divise ospedaliere e mascherine, tanto per cominciare.
Il gentile medico ha aggiunto, con un che di crudele “E se qualcuno vuole vedere il piccolo, lo farà da dietro a un vetro, meglio quello che esporre il bambino a rischi inutili” (è seguito l’elenco di possibili malattie infettive in agguato dietro al benevolo sorriso della zia). Bè, devo dire che mettere mio figlio dentro una teca mi è sembrato un tantino eccessivo, ecco.
Ora, va bene che era gennaio e Eliandro aveva poche settimane, ma non pensavo certo di portarmelo a un happy hour in un sovraffollato locale in milanese. Tutto questo terrorismo psicologico può essere nocivo, io credo, e se non ho imposto un chek-up preventivo a ogni ospite è stato soltanto perché ero al secondo figlio, quindi le fobie attecchiscono un filino (ma proprio INO) meno.

È giusto essere molto attenti quando si ha un piccino nuovo nuovo, ma le cose andrebbero dette alle mamme con un po’ di misurata cautela, per non ottenere come unico effetto quello di terrorizzarle. Un conto è mettere in guardia, un conto è obbligarle a vivere con lo spauracchio costante di un morbo o di altre catastrofi. Non serve e fa male a tutti.
Insomma, dopo un paio di figli io non è che ho imparato un granché. Però qualche idea me la sono fatta e qualche certezza (poche ma cristalline) l’ho ricavata. Tanto per cominciare, i fondamentalismi sono dannosi.
Non serve prendere posizioni estreme e soprattutto non voler correggere il tiro quando le esigenze del bimbo lo richiedono. Ogni pupo è a sé e non è detto che esistano regole universalmente valide.

Ma, sopra ogni altra cosa, i neonati vanno ascoltati, con tutti e 5 i sensi. La maggior parte delle volte sono loro a farti capire di cosa hanno bisogno e insieme si trova la strada migliore per il benessere di bebè e genitori.
Che io sappia, a ogni modo, nessun pupo è cresciuto male perché gli è stata data troppa attenzione o troppo amore: è la sola regola di cui sono certa.

Il jolly è: informarsi. Ma poi fidarsi del nostro istinto e del nostro bambino.

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5 Responses to Lo zen e l’arte della manutenzione del neonato 2

  1. […] Fioly ricorda come una neomamma possa correre il rischio di impazzire stando dietro a chi ci dice tutto e il contrario di tutto, che siano anche medici. […]

  2. Valentina ha detto:

    E a te non è capitata l’ostetrica che, 15 giorni dopo il parto, mi ha fatto notare che mio figlio aveva il frenulo della lingua corto: meglio reciderlo per evitare malnutrizione (subito) e difficolta ad esprimersi e relazionarsi (poi). Fortuna che il mio pediatra non era pazzo come lei e ha verificato che la lingua andava benissimo! Ma tu immagina che ansia nel frattempo…

    • Fioly ha detto:

      immagino! certi medici sembrano inventati apposta per farti perdere anni di vita… anziché farteli guadagnare. per fortuna è andato tutto a posto!

  3. starsdancer ha detto:

    concordo con te 🙂 anch’io bismamma di due super bebè che ogni tanto mi fanno girar la testa, però i pediatri e i consigli strambi ho imparato a tenerli fuori da casa quando il mio primogenito aveva 3 mesi e io stavo per sclerare a causa dei consigli degli “esperti”, a sbagliare sono bravissima da sola e l’istinto è il miglior consigliere 🙂

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